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Torino Linfedema in Torino, Via Mocchie, 6 è Studio di Massoterapisti M.C.B. - Idroterapisti - Linfoterapisti con Abilitazione Professionale M.C.B. iscritti all'A.I.M. Associazione Italiana Massoterapisti

Massoterapista MCB – Linfoterapista   Mt. Vilco Luciani - tel. 335.65.13.373

Massoterapista MCB – Linfoterapista   Mt. Monica Matto - tel. 329.74.66.092

 

Il titolo di M.C.B. ovvero "Massaggiatore e Capo Bagnino degli Stabilimenti Idroterapici" (art. 1 R.D. n. 1334 del 31/05/28 - art. 99 R.D. n. 1265 del 27/07/34 - art. 1 D.P.R. n. 10 del 15/01/72) abilita all’esercizio dell’Arte ausiliaria delle Professioni Sanitarie.

 

I terapisti M.C.B. sono Operatori Sanitari esercenti un’Arte ausiliaria delle professioni sanitarie che, dietro prescrizione medica, nell’ambito delle proprie competenze, eseguono trattamenti terapeutici manuali quali: massoterapia, kinesiterapia, idrokinesiterapia e balneoterapia, finalizzati alla prevenzione, alla cura ed al recupero funzionale delle patologie degenerative e traumatologiche dell’apparato muscolare, osteo-articolare e vascolare.

 

Effettuiamo trattamenti a domicilio per persone anziane o con difficoltà di deambulazione.

Prima visita di consulenza gratuita previo appuntamento telefonico.

 

 

Associazioni di appartenenza

 

   

 

 

Linfa e Sistema Linfatico

 

Il nostro corpo, composto per circa l’80% di liquidi, dispone di due principali sistemi circolatori: il sistema cardio-vascolare ed il sistema linfatico. Il sistema cardio-vascolare o circolatorio sanguigno veicola sangue arterioso, ricco di ossigeno, dal cuore verso la periferia del nostro corpo e sangue venoso che dalla periferia torna verso i polmoni per nuovamente ossigenarsi, passando attraverso i vari organi che hanno il compito di depurarlo dalle scorie accumulate.

 

Nel suo tragitto una componente del sangue (il liquido plasmatico costituito da acqua, sali minerali in forma ionica, proteine, glucidi ed altri soluti) filtra, attraverso la parete dei vasi sanguigni, verso i tessuti circostanti, trasformandosi in linfa che viene “raccolta” e veicolata dal sistema linfatico. Il sistema linfatico, poco conosciuto e di cui poco si parla, ha il compito di drenare la linfa formatasi nei vari tessuti, filtrarla per eliminare sostanze dannose o non più utili quali proteine, cellule morte, batteri ed altri patogeni e convogliarla nuovamente nel sistema circolatorio sanguigno.

 

Il sistema circolatorio linfatico consiste in una serie di vasi a fondo cieco (forma a “dito di guanto”), detti capillari linfatici, che confluiscono in vasi linfatici dotati di valvole a nido di rondine che obbligano lo scorrimento della linfa in un'unica direzione centripeta. A loro volta i capillari linfatici o pre-collettori confluiscono in vasi più grandi, i collettori pre-linfonodali, che indirizzano la linfa nelle stazioni linfonodali. In esse, i linfonodi che le costituiscono filtrano la linfa, danno origine a linfociti e macrofagi che arrestano germi, batteri e virus, svolgendo un ruolo di risposta immunitaria. Da qui la linfa viene riversata nei collettori post-linfonodali che confluiscono nei più grossi tronchi linfatici convergenti poi nei dotti linfatici, che infine raggiungono le vene alla base del collo, all’interno delle quali riversano la linfa residua. Il Sistema Linfatico rappresenta quindi il principale sistema depurativo e difensivo a disposizione del nostro organismo.

 

Cos’è il Linfedema

 

Per Linfedema si intende un edema (gonfiore) che si manifesta a causa di un danno a livello di una struttura del sistema linfatico; la sua caratteristica principale è data dalla elevata concentrazione della quota proteica nella linfa stagnante perché non correttamente drenata.

 

Si tratta di un edema di tipo linfostatico, cioè caratterizzato dal fatto che il sistema linfatico non è in grado di drenare dai tessuti tutte le sostanze che costituisco il cosiddetto "carico di pertinenza linfatica" in esso presenti quali acqua in eccesso, proteine, ormoni, vitamine, sostanze estranee, virus, batteri, frammenti o cellule morte, …ecc. In particolare, la stasi proteica nel tessuto stimola l’iperproduzione di fibre collagene, con progressivo "indurimento" del tessuto stesso, risentimento del microcircolo, rallentamento degli scambi metabolici, aumento del volume della zona edematosa, maggior predisposizione ad alterazioni cutanee, micosi ed infezioni.

 

Il sistema linfatico è configurabile come una sorta di mediatore dell'omeostasi idrico-macromolecolare dell'interstizio; nel linfedema sono solitamente riscontrabili macromolecole proteiche in eccesso nella linfa presente negli spazi interstiziali, cioè laddove si determina l'accumulo edematoso a genesi linfopatica. La presenza di queste macroproteine è in grado di richiamare acqua dagli spazi endocapillari verso il versante extravasale (per la elevata pressione oncotica generata dalle stesse molecole proteiche stagnanti), producendo una sorta di sinergismo negativo; in questo modo viene favorito l'instaurarsi e il perpetuarsi dell'edema linfostatico.

 

L'edema di un arto sostanzialmente può dipendere:

a) da un eccesso di liquidi nell'interstizio causato da flebopatie ostruttive o da reflusso, insufficienza cardiaca o renale, e molteplici altre condizioni favorenti un accumulo di liquidi nel tessuto interstiziale. In questo caso ci troveremo di fronte ad una insufficienza linfatica di tipo dinamico, cioè ad alta portata linfatica e prevalentemente ipoproteico;

 

b) da un difetto di drenaggio linfatico derivante da alterazioni del sistema linfatico, con ristagnano di acqua e proteine; condizione questa di vera e proprio insufficienza "meccanica" da patologia organica o funzionale dei vasi linfatici e/o dei linfonodi: edema caratterizzato da bassa portata linfatica e quindi iperproteico.

Più quadri edematosi possono comunque spesso intersecarsi, virando da una forma all'altra e acquisendo connotati più o meno misti.

 

  

  

  

 

 

Diagnosi del Linfedema

 

Ogni diagnosi è competenza del Medico; nello specifico, le figure mediche di interesse sono i Medici Specialisti in flebologia (Flebolinfologo) ed il Fisiatria.

 

Il linfedema degli arti inferiori ha una eziopatogenesi varia, mentre quello localizzato a livello dell'arto superiore è comunemente di tipo secondario (post-mastectomia, radioterapia, linfoadenectomia).


I linfedemi vengono distinti in primitivi e secondari in base alla loro eziologia:

1) Linfedemi primitivi, cioè senza causa nota ed in cui il sistema linfatico presenta comunque deficit organici (aplasie o ipoplasie dei vasi e/o dei linfonodi, alterazioni valvolari, ecc.) o funzionali; fra questi possiamo ulteriormente distinguere linfedemi:

a) congeniti, di tipo ereditario-familiare, già presenti alla nascita,

b) precoci, tipici dell'età puberale,

c) tardivi, che compaiono solitamente oltre i 30 anni di età;

2) Linfedemi secondari, cioè generati da una lesione organica dei vasi linfatici e/o dei linfonodi (ostruzione, compressione, ablazione) o da una ipofunzionalità degli stessi per causa specifica. Tra le eziologie più comuni ricordiamo:

a) le neoplasie infiltranti o compressive del sistema linfatico,

b) le infezioni o infestazioni quali ad esempio erisipela, linfangite, filaria,...,

c) i traumi di varia natura, inclusi quelli prodotti da interventi chirurgici,

d) la linfoadenectomia, cioè l'asportazione dei linfonodi ascellari a seguito di intervento per tumore al seno,

e) la radioterapia,

f)  le osteo-artro-neuro-miopatie limitanti la funzionalità linfo-venosa,

g) le flebopatie avanzate (malattia venosa) .

La diagnosi di linfedema è sostanzialmente di tipo clinico, con una stadiazione in 5 fasi:

stadio I pre-clinico,

stadio II e III caratterizzato da un edema più o meno improntabile, reversibile o meno con il decubito supino,

stadio IV e V tipici della deformità (elefantiasi) dell'arto linfedematoso, fibrotico e con conseguente atrofia muscolare, nelle fasi terminali.

Accanto alla anamnesi ed all'esame clinico, oggi abbiamo a disposizione una serie di metodiche strumentali in grado di coadiuvare il medico nel raggiungimento di una diagnosi accurata e soprattutto nella gestione di una terapia mirata e monitorata nel tempo; fra queste le più comuni sono l'Eco-color-doppler (dalle molteplici valenze sul versante flebo-linfatico), l'Ecografia, la TAC, la Risonanza Magnetica e la Linfoscintigrafia.

 

 

Cura e terapia del Linfedema

 

Posto che il Linfedema è una patologia cronica, dalla quale non si guarisce mai definitivamente, occorre sottolineare tuttavia che si può e si deve curare. La terapia del linfedema deve sempre essere rivolta contemporaneamente sia alla quota idrica che a quella proteica del fluido stagnante; solo in questo modo è possibile mirare a risultati soddisfacenti, ma soprattutto duraturi. Rimuovere esclusivamente la frazione idrica, ad esempio mediante diuretici o mediante pressoterapia utilizzata isolatamente, significa ottenere un risultato transitorio, nonché concentrare pericolosamente le proteine nell'interstizio. Tutto ciò potrebbe comportare, sia dal punto di vista fisiopatologico, che dal punto di vista clinico, il rischio di una fibrosi peggiorativa del linfedema e la certezza di una sua recidiva ed aggravamento.

 

Studi accurati hanno dimostrato che le metodiche terapeutiche efficaci per il recupero della componente proteica della linfostasi sono il Drenaggio linfatico manuale metodo  Vodder associato a bendaggio multistrato compressivo e ad esercizi isotonici.; questa terapia prende il nome di “Terapia Decongestiva Complessa”.

 

La Terapia Decongestiva Complessa (T.D.C.) del linfedema fonda, quindi, sulla corretta esecuzione di massoterapia per Linfodrenaggio Vodder (Drenaggio linfatico manuale D.L.M.), sul confezionamento di bendaggio multistrato compressivo con bende a corta estensibilità, unitamente all'esecuzione di esercizi isotonici;  solo nella fase di mantenimento dei risultati è utile l'uso di tutori elasto-compressivi. L’utilizzo del tutore elasto-compressivo in alternativa ad una terapia T.D.C. è inutile e dannoso in quanto il tutore non svolge la funzione di riduzione dell’edema ma unicamente di mantenimento della riduzione volumetrica ottenuta attraverso la T.D.C.

 

I tutori elasto-compressivi devono quindi essere utilizzati in una seconda fase della terapia, quando cioè si sia già ottenuto un consistente miglioramento del linfedema e delle eventuali turbe trofiche cutanee associate.


Alla seduta di massoterapia per Linfodrenaggio Vodder (D.L.M.) è affidato il compito primario di conseguire un ammorbidimento dei tessuti imbibiti ed una riduzione dell'edema stesso attraverso una corretta veicolazione della linfa verso le stazioni di scarico.

 

In corso di massoterapia può giovare l'utilizzo di talco di cumarina, onde amplificare l'azione antiedemigena; la cumarina è inoltre ben associabile in corso di compressione con bendaggio con utilizzo, a contatto con la pelle, di bende all’ossido di zinco e cumarina.

 

Unitamente alla compressione è fondamentale, onde sfruttarne tutte le potenzialità, eseguire una attività fisico-riabilitativa (esercizi isotonici, in primis, ma anche la semplice deambulazione) che possa amplificare gli effetti già noti delle bende a corta estensibilità sulla pompa muscolo-vascolare plantare e soprattutto del polpaccio (o dell'arto superiore in toto).

 

Mantenimento post-terapia

Il paziente affetto da un linfedema degli arti deve essere consapevole della ineluttabile cronicità della propria patologia, nonché sulla necessità del rigoroso rispetto delle regole igienico-sanitarie del caso.  

La cronicità di questa malattia impone, una volta superata la fase acuta, un costante controllo medico, l’uso costante di tutori elasto-compressivo prescritti dallo specialista e realizzati da un tecnico ortopedico competente e l’esecuzione di trattamenti di massoterapia per Linfodrenaggio (D.L.M.) di mantenimento, secondo necessità e non meno di una volta al mese, eventualmente anche con confezionamento di bendaggio multistrato; trascurare tale avvertenza significa ritrovarsi a combattere con frequenti recidive che costringono a nuovi lunghi cicli di terapia oltre a favorire l’insorgenza di infezioni quali erisipela o linfangite. 

 

Convivere con il linfedema

Abbigliamento - La scelta sui capi di abbigliamento sia intimo che esterno andrà di preferenza verso capi non aderenti in modo da evitare ogni tipo di costrizione del corpo; reggiseno, corpetti, slip, pantaloni, calzature non devono stringere. In caso di edema al braccio non dovranno essere indossati orologi, braccialetti, anelli o altri monili che potrebbero comprimere o addirittura lesionare i tessuti. Sul braccio interessato non si dovrà misurare la pressione od effettuare prelievi di sangue o endovenose.

Stile di vita - Un corretto stile di vita allontana lo stress emotivo che è causa di costrizione e spasmo dei vasi sanguigni e linfatici. Sarà utile praticare una moderata ma regolare attività fisica privilegiando il nuoto lento, la bicicletta, escursioni e camminate a passo lesto, evitando movimenti bruschi, sforzi, schiacciamenti, allungamenti muscolari eccessivi, contusioni o altre lesioni. Tra le discipline sportive che sottopongono a rischio ricordiamo, oltre a tutti gli sport a rischio traumi “da contatto”, per esempio tennis, golf, giochi con la palla, sci, alpinismo…ecc.

Igiene - La temperatura troppo elevata può essere dannosa; si eviteranno quindi sauna e bagno turco, bagni in acqua troppo calda ed esposizione prolungata al sole (tintarella). Le complicanze più frequenti nei pazienti affetti da linfostasi cronica risultano essere l'erisipela e la linfangite, anche a seguito di abrasioni, tagli, punture di insetto e morsi o graffi di animali domestici, causate da batteri o funghi che, persistendo, determinano il peggioramento progressivo del quadro clinico. Per evitare complicanze da infezione od infestazione si avrà cura di mantenere la pelle sempre perfettamente pulita, integra ed asciutta; è preferibile indossare guanti protettivi per svolgere qualsiasi lavoro manuale, compreso il giardinaggio o lo sbrigare le faccende domestiche. Porre sempre la massima attenzione nella manicure e pedicure, avendo cura di non procurarsi escoriazioni alla pelle delle dita. Impedire a chiunque non sia un medico di misurare la pressione, praticare iniezioni o agopuntura o applicare fonti di calore sull’arto affetto.

Dieta - Fondamentale una corretta idratazione generale dell'organismo ed un regime alimentare equilibrato concordato con uno specialista.

 

A titolo informativo, pensando di farvi cosa gradita, pubblichiamo un semplice depliant sul linfedema e su come convivere con esse.. Basta cliccare sull'immagine per ottenere il file in formato PDF che potrete stampare oppure consultare da PC.




(PDF scaricabile - Devi avere Acrobat Reader)

 

 

Il Lipedema

 

Il lipedema è una malattia cronica, di eziologia sconosciuta, che colpisce prevalentemente il sesso femminile, caratterizzata da un aumento del tessuto adiposo sottocutaneo, a partire dalla zona dei fianchi, che scende progressivamente fino alle caviglie tipo “pantaloni alla cavallerizza”, in maniera bilaterale e simmetrica.

Il lipedema non è un accumulo di grasso conseguente a sovrappeso ma è costituito da cellule adipose patologicamente alterate; può esordire nelle ragazze in occasione del menarca (la prima mestruazione) oppure comparire nelle donne prossime alla menopausa o durante la gravidanza.
Ha inizio a livello dei fianchi e delle cosce, con progressione agli arti inferiori, ad esclusione dei piedi; in alcuni casi si possono evidenziare cuscinetti adiposi emisferici, posti medialmente a livello dell’articolazione delle ginocchia.
E’ possibile che il lipedema degli arti inferiori si accompagni a quello degli arti superiori; in questi casi il gonfiore si sviluppa dalla spalla verso il polso; molto raramente colpisce esclusivamente gli arti superiori e si evidenzia attraverso alcuni sintomi, non necessariamente concomitanti:

- una leggera pressione manuale suscita nella paziente una sensazione dolorosa;
- un trauma di minima entità che normalmente non lascerebbe traccia in un tessuto normale può, invece, causare ematomi;
- sensazione di pesantezza alle gambe con gonfiori specialmente a fine giornata o nella stagione calda.

Frequentemente il lipedema causa un forte stato di stress emotivo con possibili ulteriori complicanze di tipo psicologico. Se non viene curato provoca disturbi sempre maggiori e può dare luogo, con una crescente perdita di funzionalità degli importanti vasi linfatici, a gambe cronicamente pesanti e doloranti con limitazione del movimento in età avanzata (Lipo-linfedema).

 

 

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